Provi a capirci qualcosa di SEO e nei primi cinque minuti di lettura hai già trovato una serie di parole incomprensibili: “cannibalizzazione”, “canonical”, “LCP” e “referring domain”. Tutto scritto come se fossero concetti ovvi. Ma noi sappiamo bene che non lo sono.
La SEO ha un problema di traduzione. Ha diversi concetti tecnici, è vero, ma è raccontata con un vocabolario difficile che tiene fuori proprio le persone che dovrebbero usarla: chi ha un sito, ci investe soldi e vorrebbe capire cosa sta comprando.
Questo glossario SEO nasce da lì. È lo stesso elenco di termini che alleghiamo alle nostre strategie SEO, perchè desideriamo che chi lavora con noi capisca davvero cosa sta leggendo, non che si fidi e basta, in preda alla confusione.
I termini di questo glossario sono raggruppati per argomento invece che in ordine alfabetico, così puoi leggerli anche di fila e capire come si incastrano tra loro: come è fatta una pagina web, come Google la legge, come si scelgono le parole chiave, come si misura se la strategia SEO sta funzionando.
(Se parti da zero e ti manca il quadro generale, prima di addentrarti nel dizionario SEO leggi “Cos’è la SEO e a cosa serve“. Poi torna qui e i termini del linguaggio SEO avranno molto più senso).
Panoramica dei temi e dei termini SEO
In questo articolo troverai questi termini, divisi nelle varie sezioni tematiche:
- struttura e contenuti della pagina: above the fold, gerarchia heading, breadcrumb, slug, URL, meta tag, alt text, internal linking, articolo pillar, canonical tag, cannibalizzazione.
- Come Google legge il tuo sito: crawling, indicizzazione, file robots.txt, sitemap XML, redirect, Core Web Vitals, LCP, CLS, INP.
- Keyword e intenti di ricerca: keyword, query, funnel, search intent, intento informazionale, intento navigazionale, intento commerciale, intento transazionale, intento locale, long tail keyword, keyword difficulty.
- Autorevolezza e link: SEO on-page e off-page, backlink, link building, referring domain e E-E-A-T.
- Metriche, strumenti e obiettivi: traffico organico, SERP, snippet, SERP feature, impressione, CTR, bounce rate, GSC, GA4, GBP, local SEO, obiettivi SMART, AEO e GEO.
Struttura e contenuti della pagina
Qui stanno le parole SEO che descrivono com’è fatta una pagina web: cosa si vede, come è organizzata, come si collega alle altre.
Above the fold
La porzione di pagina che si vede appena la apri, senza scorrere verso il basso. L’espressione arriva dai giornali di carta, dove la parte sopra la piega era quella in vetrina nell’edicola. È l’area più strategica del sito: deve far capire in pochi secondi chi sei e cosa offri. Se la tua proposta di valore sta sotto tre schermate di immagini decorative, quasi nessunǝ la leggerà.
Gerarchia heading
L’ordine logico dei titoli di una pagina: H1, H2, H3 e così via. L’H1 è il titolo principale e ce n’è uno solo, gli H2 sono le sezioni, gli H3 le sottosezioni. Serve a chi legge per orientarsi e ai motori di ricerca per capire come è organizzato il testo. Gli heading non sono uno strumento grafico: non vanno usati per rendere il testo più grande.
Breadcrumb
Il percorso di navigazione che mostra dove ti trovi dentro il sito, di solito in cima alla pagina, in questo formato: Home > Servizi > Pagina servizio. La traduzione di “breadcrumbs” è “briciole di pane”: come quelle che Hansel e Gretel lasciano nel bosco per ritrovare la strada di casa. Aiutano l’utente a risalire di livello e Google a capire la gerarchia del sito.
Slug
La parte finale dell’URL che identifica una pagina specifica, cioè il testo che segue il dominio e le eventuali sottocartelle. Per esempio /web-design/siti-web/. Uno slug buono è corto, leggibile e contiene la parola chiave principale. Uno slug come /pagina-id-4471-copia-definitiva-2/ non aiuta nessunə.
URL (Uniform Resource Locator)
L’indirizzo univoco che identifica una pagina su internet. È composto da più parti: il protocollo (https://), il dominio (per esempio mangrovio.it) e il percorso che indica dove si trova la pagina all’interno del sito (/web-design/siti-web/). Cambiare un URL senza gestire il redirect significa perdere il posizionamento che quella pagina aveva costruito.
Meta tag
Elementi HTML che descrivono il contenuto di una pagina ai motori di ricerca. I due che contano di più sono il title tag, cioè il titolo blu cliccabile nei risultati di Google, e la meta description, il testo di riepilogo sotto il titolo. La meta description non è un fattore di posizionamento diretto, ma influenza quante persone cliccano.
Alt text
La descrizione testuale di un’immagine, inserita nel codice HTML. Serve a due cose: permette ai motori di ricerca di capire cosa raffigura l’immagine e viene letta dagli screen reader, quindi rende il sito accessibile a chi non vede lo schermo. Descrivi cosa c’è nell’immagine, non infilarci parole chiave a caso.
Internal linking
I collegamenti tra le pagine dello stesso sito. Facilitano la navigazione e distribuiscono autorevolezza tra i contenuti, segnalando a Google quali pagine sono importanti e come sono collegate tra loro. Un articolo di blog che non linka mai le pagine servizio è un articolo che porta traffico e lo lascia andare via.
Articolo pillar
Un articolo guida che copre un argomento in modo esauriente e funziona da contenitore per una serie di contenuti correlati più specifici, che lo linkano e vengono linkati. È l’articolo che vuoi posizionare sulla keyword più importante, con i satelliti che gli girano attorno.
Canonical tag
Un’indicazione nel codice che dice ai motori di ricerca quale versione di una pagina duplicata va considerata quella ufficiale. Se la stessa pagina è raggiungibile sia come www.sito.it/prodotto sia come sito.it/prodotto, il canonical comunica a Google: la versione buona è la prima. Serve a evitare che il sito sembri pieno di contenuti duplicati.
Cannibalizzazione
Succede quando due o più pagine dello stesso sito competono per la stessa parola chiave. Google non capisce quale pagina mostrare e nessuna delle due si posiziona come potrebbe, perché il segnale si disperde invece di concentrarsi. Capita spesso a chi scrive tre articoli quasi identici a distanza di due anni. La soluzione di solito è unire i contenuti in una pagina sola e reindirizzare le altre.
Come Google legge il tuo sito
Prima di posizionarti, un motore di ricerca deve trovarti, leggerti e capirti. Questi termini descrivono quella parte del lavoro, quella che non si vede ma che regge tutto il resto. Se vuoi il quadro completo, ne abbiamo parlato in “Perché il mio sito non compare su Google?“.
Crawling
Il processo con cui i motori di ricerca esplorano le pagine di un sito seguendo i link, per poi indicizzarne i contenuti. Lo fanno dei software chiamati crawler o spider. Se una pagina non viene raggiunta da nessun link e non compare nella sitemap, per Google è come se non esistesse.
Indicizzazione
La fase successiva al crawling: dopo aver esplorato una pagina, Google la analizza, capisce di cosa parla e la archivia nel suo indice, cioè l’enorme catalogo da cui pesca i risultati di ricerca. Sono due cose diverse: una pagina può essere stata scansionata e comunque non essere indicizzata, quindi non comparirà mai tra i risultati. Se una pagina non è nell’indice, non esiste per chi cerca.
File robots.txt
Un file di testo caricato nel sito che indica ai motori di ricerca quali aree possono e quali non possono esplorare. È un cartello, non un lucchetto: i crawler seri lo rispettano, ma non è uno strumento di sicurezza. Un file robots.txt impostato male è uno dei classici motivi per cui un sito nuovo di zecca non compare su Google.
Sitemap XML
Un file che elenca tutte le pagine di un sito per aiutare i motori di ricerca a scoprirle e indicizzarle. È l’indice del libro, consegnato direttamente a chi deve leggerlo. Va inviata a Google Search Console e tenuta aggiornata.
Redirect
Il reindirizzamento automatico da un URL a un altro. Si usa quando una pagina cambia indirizzo o viene eliminata, per portare chi arriva sul vecchio URL alla nuova destinazione senza perdere traffico e posizionamento. Il tipo più usato è il redirect 301, cioè permanente, che trasferisce alla nuova pagina il valore accumulato dalla vecchia.
Core Web Vitals
Un gruppo di metriche introdotte da Google (LCP, CLS e INP) che misurano la qualità dell’esperienza di chi visita il sito e incidono sul posizionamento. Riguardano tre aspetti: quanto ci mette la pagina a caricare, quanto è stabile mentre carica, quanto è reattiva quando ci interagisci.
LCP (Largest Contentful Paint)
Misura la velocità di caricamento percepita: quanto tempo passa prima che l’elemento più grande della pagina, di solito un’immagine o un titolo, diventi visibile. Se il tuo header è un’immagine da 4 MB caricata a piena risoluzione, il colpevole del tuo LCP disastroso è lì.
CLS (Cumulative Layout Shift)
Misura la stabilità visiva della pagina. Indica se gli elementi si spostano all’improvviso durante il caricamento, facendoti cliccare su qualcosa che non volevi. È quella sensazione di premere un pulsante e ritrovarsi su una pubblicità perché nel frattempo la pagina si è riassestata.
INP (Interaction to Next Paint)
Misura la reattività: quanto tempo passa da quando interagisci con la pagina, per esempio cliccando un pulsante, a quando il browser mostra effettivamente una risposta visiva.
Keyword e intenti di ricerca
Scegliere le parole chiave non significa indovinare quelle più cercate. Significa capire cosa vuole davvero chi digita quella frase, e in che punto del percorso di acquisto si trova.
Keyword (parola chiave)
La parola o la frase su cui decidi di posizionare una pagina del tuo sito. È l’argomento che quella pagina presidia, scelto perché corrisponde a qualcosa che le persone cercano davvero e che tu puoi offrire. Una pagina, una keyword principale. Se ne vuoi presidiare tre, ti servono tre pagine, altrimenti finisci nella cannibalizzazione.
Query
La frase che scrivi nella barra di ricerca. Sembra la stessa cosa della keyword, ma non lo è: la query è quello che le persone digitano davvero, la keyword è quella che tu scegli di presidiare. Mille persone possono cercare “quanto costa rifare il sito”, “prezzi sito web professionale” e “costo realizzazione sito” per intendere esattamente la stessa cosa:tre query diverse che vanno tutte servite da una pagina sola, quella costruita sulla keyword “costo sito web”.
Funnel
Il percorso che una persona compie da quando si accorge di avere un problema a quando decide a chi rivolgersi. Si chiama “funnel”, ossia “imbuto” perché in cima entrano in tantз, curiosз e ancora indecisз, e mano a mano che si scende restano solo le persone davvero interessate. Si divide in tre fasi: top of funnel, quando si cercano informazioni, mid funnel, quando si valutano le opzioni, e bottom of funnel, quando si è prontз ad agire. Serve saperlo perché a ogni fase corrisponde un tipo di contenuto diverso: un articolo di blog e una pagina servizio non parlano alle stesse persone.
Search intent o Intento di ricerca
L’obiettivo reale dietro una ricerca. Chi scrive “come funziona la SEO” e chi scrive “costo consulenza SEO” vogliono due cose diverse e vanno accolti su due pagine diverse. Intercettare la keyword giusta con il contenuto sbagliato è il modo più semplice di sprecare traffico. Gli intenti si dividono in cinque tipi principali, che trovi qui sotto.
Intento informazionale
Chi cerca vuole informazioni e non ha ancora intenzione di comprare. Si trova all’inizio del percorso, quello che in gergo si chiama top of funnel. Le spie sono parole come guida, tutorial, cosa, come.
Esempio: Come funziona la consulenza SEO.
Intento navigazionale
Chi cerca ha in mente un brand, un prodotto o una figura professionale specifica. Non sta ancora scegliendo, si sta orientando. Siamo tra il top e il mid funnel.
Esempio: Consulenza SEO Mangrovio.
Intento commerciale (o investigativo)
Chi cerca sta valutando le opzioni e confrontando professionistз. Sa già cosa vuole, non ha ancora deciso a chi affidarsi. Le spie sono parole come migliore, recensione, opinioni, alternative. Siamo nel mid funnel.
Esempio: Opinioni consulenza SEO Mangrovio.
Intento transazionale
Chi cerca è prontə ad agire: contattare, acquistare, iscriversi. Le spie sono parole come prezzo, costo, preventivo. Siamo alla fine del percorso, il bottom of funnel, dove il traffico vale di più anche se è meno numeroso.
Esempio: Costo consulenza SEO Mangrovio.
Intento locale
Chi cerca un servizio o unə professionista in una zona geografica precisa. Può sovrapporsi all’intento navigazionale o a quello transazionale ed è decisivo per chi lavora su un territorio.
Esempio: Consulenza SEO Modena.
Long tail keyword
Parola chiave composta da tre o più termini, molto specifica. Ha volumi di ricerca più bassi rispetto alle keyword generiche, ma una probabilità di conversione molto più alta perché intercetta una domanda precisa. Meglio essere primi su “consulenza SEO per studi legali” che invisibili su “SEO”.
Keyword Difficulty (KD)
Un indice da 0 a 100 che stima quanto è difficile posizionarsi organicamente per una parola chiave, calcolato sull’autorevolezza dei siti che già occupano le prime posizioni. È una stima: cambia da strumento a strumento e va letta insieme al contesto, non presa come un voto certo.
Autorevolezza e link
Google non valuta solo cosa tu stessǝ dici del tuo brand e del tuo lavoro. Valuta anche cosa dicono di te gli altri siti. Ecco con che parole se ne parla.
SEO on-page e off-page
Due modi di dividere il lavoro SEO. L’on-page è tutto quello su cui hai il controllo diretto dentro al sito: testi, titoli, struttura delle pagine, immagini, velocità, collegamenti interni. L’off-page è quello che succede fuori e che non decidi tu: chi ti linka, chi ti cita, cosa si dice del tuo brand in giro per la rete.
Backlink
Un link che arriva da un sito esterno verso una tua pagina. Per i motori di ricerca è un segnale di autorevolezza: se altre persone ti citano, evidentemente hai qualcosa di giusto da dire. Contano la pertinenza e l’affidabilità di chi linka, non il numero. Cento link da siti spazzatura valgono meno di uno da una fonte autorevole del tuo settore.
Link building
L’attività strategica con cui si ottengono backlink da altri siti per migliorare visibilità, autorevolezza e posizionamento. Si costruisce con contenuti che meritano davvero di essere citati e con relazioni concrete: collaborazioni, articoli ospiti su blog di settore, dati o risorse originali che altre persone hanno interesse a linkare, presenza in elenchi e associazioni pertinenti alla tua attività.
Referring domain (RD)
Ogni dominio unico che linka al tuo sito. È diverso dal numero di backlink: se lo stesso sito ti linka trenta volte, hai trenta backlink ma un solo referring domain. Più domini diversi e autorevoli ti citano, più cresce la fiducia agli occhi di Google.
E-E-A-T
Sta per Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness, cioè esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. È il criterio che Google usa per valutare la qualità dei contenuti. Tradotto in pratica: firma quello che scrivi, racconta chi sei, cita le fonti, dimostra di aver fatto davvero la cosa di cui parli. Ne abbiamo parlato anche in “SEO e AI: come ottimizzare il sito per l’Intelligenza Artificiale“.
Metriche, strumenti e obiettivi
Le parole che incontri quando è il momento di capire se tutto il lavoro di ottimizzazione SEO che hai fatto sta portando qualcosa.
Traffico organico
Le visite che arrivano al tuo sito dai risultati di ricerca non a pagamento. È diverso dal traffico a pagamento, che arriva dagli annunci e si ferma nel momento esatto in cui smetti di pagare, e dal traffico diretto, che arriva da chi digita il tuo indirizzo o ha il sito nei preferiti. Il traffico organico è quello che la SEO costruisce: cresce lentamente, ma continua a lavorare anche quando non stai investendo.
SERP (Search Engine Results Page)
La pagina dei risultati che un motore di ricerca mostra in risposta a una query. Include i risultati organici, gli annunci a pagamento e altri elementi come snippet, immagini o mappe, che cambiano in base all’intento di ricerca. Guardare la SERP di una keyword prima di scriverci sopra è il modo più veloce per capire cosa Google si aspetta da quel contenuto.
Snippet
L’anteprima di un risultato nella pagina di Google: titolo cliccabile, URL e le due righe di testo che descrivono la pagina. Quel testo di solito viene dalla meta description che hai scritto tu, ma non sempre: se Google trova nella pagina un passaggio che risponde meglio alla ricerca, usa quello.
Esiste anche il featured snippet, cioè il riquadro con la risposta estratta da una pagina che Google mostra in cima ai risultati, prima di tutti gli altri. Viene chiamato anche posizione zero. Si conquista rispondendo alla domanda in modo diretto e conciso, di solito nelle prime righe della sezione dedicata.
SERP feature
Gli elementi speciali che occupano spazio nei risultati sopra o accanto ai link organici classici: featured snippet, box con le domande frequenti, immagini, video, mappe.
Impressione
Il numero di volte in cui una pagina del tuo sito viene mostrata nei risultati di ricerca, indipendentemente dal fatto che venga cliccata. Tante impressioni e pochi clic significano che compari ma non convinci: di solito il problema è nel title tag o nella meta description.
CTR (Click Through Rate)
La percentuale di persone che clicca su un risultato rispetto al numero di volte in cui viene mostrato. Si calcola dividendo i clic per le impressioni e moltiplicando il risultato per 100. Se una pagina ha 1.000 impressioni e 30 clic, il CTR è del 3%. È l’indicatore che ti dice se il tuo titolo nei risultati sta facendo il suo lavoro.
Bounce rate (frequenza di rimbalzo)
La percentuale di persone che abbandonano il sito dopo aver visto una sola pagina, senza compiere altre azioni. Va interpretata con criterio: su un articolo di blog che risponde perfettamente a una domanda, un bounce rate alto può semplicemente significare che la risposta era chiara e la persona è andata via soddisfatta.
GSC (Google Search Console)
Lo strumento gratuito di Google che ti mostra come il motore di ricerca vede il tuo sito: quali query portano traffico, quante impressioni e clic ricevi, quali pagine sono indicizzate e quali hanno problemi. Se hai un sito e non l’hai ancora collegato, è la prima cosa da fare.
GA4 (Google Analytics 4)
La quarta versione di Google Analytics, lo strumento che analizza cosa fanno le persone una volta arrivate sul tuo sito: quante sono, da dove vengono, quali pagine visitano, cosa fanno prima di andarsene. Search Console ti dice come ti trovano, Analytics ti dice cosa succede dopo.
GBP (Google Business Profile)
La scheda gratuita che fa comparire la tua attività nei risultati locali e su Google Maps, con indirizzo, orari, foto e recensioni. Se lavori su un territorio o ricevi persone in sede, è uno degli strumenti con il rapporto sforzo-risultato migliore in assoluto.
Local SEO / SEO locale
L’insieme delle attività che servono a farsi trovare da chi cerca un servizio in una zona specifica. Passa dalla scheda Google Business Profile, dalle recensioni, dalla coerenza dei dati della tua attività nei vari elenchi online e da pagine del sito che parlino davvero del territorio in cui lavori.
Obiettivi SMART
Obiettivi definiti in modo Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time-bound: specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e con una scadenza. Applicati alla SEO servono a sostituire i buoni propositi con qualcosa di verificabile. “Voglio più visite” non è un obiettivo. “Aumentare del 20% il traffico organico sulle pagine servizio entro sei mesi” lo è.
AEO (Answer Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization)
Due sigle per la stessa pratica: Answer Engine Optimization e Generative Engine Optimization. Indicano l’ottimizzazione dei contenuti perché vengano ripresi e citati dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale (quelle di ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude) o nei riquadri che Google mostra sopra i risultati (AI Overview).
Il metodo, per ora, non si discosta molto dalla SEO di sempre: contenuti chiari, ben strutturati, con affermazioni verificabili e una fonte riconoscibile dietro. Ne parliamo per esteso in “SEO e AI: come ottimizzare il sito per l’Intelligenza Artificiale“.
Per passare dalla teoria SEO alla pratica
Conoscere i termini SEO è il primo passo, il secondo è capire quali di questi contano davvero per il tuo sito e in che ordine metterci mano, perché non tutto ha lo stesso peso per tutti i progetti.
Se vuoi sapere come sta il tuo sito adesso, quali ricerche intercetta e cosa gli impedisce di posizionarsi, il punto di partenza è l’audit SEO.
Se invece hai bisogno di una direzione, con la strategia SEO definiamo obiettivi, keyword, struttura delle pagine e indicazioni operative da seguire nel tempo. E se il problema sono i testi, ce ne occupiamo noi con il copywriting SEO.
Se invece vuoi occuparti in autonomia dei testi del tuo sito e vuoi capire cosa significa davvero ottimizzarli, ti consigliamo Come scrivere testi strutturati, originali e ottimizzati SEO.
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